Mare Dentro
Wednesday, February 7th, 2007
Il mare mi ha dato la vita e me l’ha tolta
Con queste parole, Ramon, il paraplegico del film Mare Dentro, descrive come ha fatto, in un momento di distrazione, a perdere la mobilità del suo corpo tuffandosi in un punto in cui il mare era troppo basso, battendo la testa sulla sabbia e, dunque, svenendo.
Avrebbe potuto, come diceva lui, morire lì, ma, purtroppo, una mano amica lo ha salvato proprio un secondo prima che la vita lo lasciasse e che emanasse il suo ultimo respiro.
Questa azione gli ha permesso di rimanere in vita o, forse è meglio, di non morire.
Perchè quella vita che sarà costretto a sopportare per più di ventisette anni, come dice lui, non è vita.
Dal momento dell’incidente Ramon non sente più niente alle mani, alle braccia, alle gambe, al busto; l’unica cosa che ancora gli funziona è la bocca, con la quale parla, scrive, disegna e dimostra al giudice del tribunale che è in pieno possesso delle sue facoltà mentali e che, dunque, può affermare di voler morire senza troppi problemi.
Ma la società, le persone, non sono pronte a questo passo, ad accettare questa volontà; ecco perchè Ramon sarà costretto ad uccidersi da solo, di nascosto, come un criminale.







Ma mentre si avvicina l’anniversario delle nozze d’argento, ogni certezza nella sua vita viene travolta dall’incontro – anzi lo scontro – con uno ‘sbandatello’ di ventitré anni di nome Orfeo.
Orfeo vive in un quartiere popolare di Roma e come i suoi amici non coltiva grandi ambizioni, ma si trascina in un’esistenza fatta di lavoretti precari e pomeriggi consumati in chiacchiere inconcludenti. Non ha mai conosciuto suo padre, è cresciuto in fretta, costretto a prendersi cura di una madre instabile, incapace di affrontare il quotidiano, che passa frequentemente dalla depressione all’euforia. Quando Achille licenzia per furto Annarita, Orfeo, convinto che sua madre sia stata accusata ingiustamente, decide di vendicarla. Si mette a seguire Achille, per scoprirne le debolezze e rovinargli l’esistenza.






